450 sono i birrifici artigianali in Italia, e giorno dopo giorno ne apre uno nuovo. Ma quello che per il momento sembra mancare è la “cultura della birra artigianale”, cosa che invece gli italiani hanno per molti altri prodotti alimentari.
I birrifici artigianali sono piccole realtà locali sparse per il territorio, piccole aziende a conduzione familiare o micro birrifici che producono solo per il mercato locale. In Italia, sull’onda di un mercato in crescita, sono sempre di più gli appassionati che decidono di trasformare un hobby in un lavoro.
La birra artigianale si differenzia da quella industriale prevalentemente per la qualità degli ingredienti che nel caso della birra artigianale sono scelti con più cura tra quelli di alta qualità, cosa che l’industria non può permettersi. Da non sottovalutare la creatività espressa dal Mastro birraio, cosa che non si può riscontrare nelle birre industriali che sono fatte per soddisfare un gusto uniforme. Tra le birre artigianali si possono assaporare numerosi sapori differenziati che non piaceranno a tutti ma che hanno maggior personalità e qualità diverse.
Gli investimenti per produrre birra sono grossi, poiché nel settore alimentare si devono rispettare norme molto rigorose, macchinari in acciaio inossidabile e ambienti a norma, inoltre molte fasi del lavoro sono automatizzate. Nonostante l’oneroso investimento entrare nel mercato della birra non è facile, il 98% del mercato è occupato dalla birra industriale, che ha dei costi molto contenuti e può quindi uscire nel mercato ad un prezzo relativamente basso e alla portata di tutti. Fondamentali diventano le sinergie e le strategie di internazionalizzazione portate avanti da agenzie specializzate nella vendita di bevande alcoliche, così come è altrettanto importante avvalersi di società in grado di creare contatti B2B direttamente tra l’azienda e i buyer del settore vino/birra, che poi sono sempre le stesse figure, in grado di far penetrare il prodotto artigianale nel mercato di nicchia, attraverso dei workshop dove si possono incontrare intenditori che apprezzano il prodotto di qualità anche se più caro. Le nicchie, per definizione, sono piccole e prima di raggiungere lo step della ricopertura degli investimenti ed iniziare il vero guadagno, occorre un po’ di tempo. Quindi serve un po’ di pazienza, intraprendere le giuste azioni affiancati da società esperte e alla fine si riesce.
Molte sono le realtà piccole che non escono dai confini del loro territorio o hanno dei locali dove ci si reca appositamente per bere quella birra. Anche se l’offerta della birra artigianale è cresciuta in questi anni, così come l’interesse del pubblico e i consumi, gli operatori sono molti e serve assolutamente allargare il mercato di riferimento. È necessario diffondere la conoscenza del prodotto, attraverso nuove strategie di marketing e puntare su costi più contenuti, in modo che aumentino i consumi. Ma d’altra parte i prezzi scendono solo se si beve più birra artigianale. Quello che ancora manca agli italiani forse è la cultura della birra artigianale, del prodotto di qualità fatto a mano, cosa che invece possiedono altre nazioni europee. La birra per noi è sempre stata quella industriale e l’unica soluzione per aumentare il mercato delle birre artigianali nell’immediato è uscire dai propri confini nella speranza che l’italiano medio cambi al più presto la sua mentalità a riguardo.
In questo periodo di crisi i consumi dei cittadini italiani si sono contratti su tutti i prodotti, e la birra non fa eccezione. Gli italiani poi sono fra i più bassi consumatori di birra in Europa, con circa trenta litri di birra pro-capite, mentre in altri Paesi si arriva anche a 80-90 litri. La birra di qualità ha comunque un mercato in espansione proprio perché è stata scoperta da poco dal pubblico e gode di un fase di crescita. Oggi la birra artigianale occupa poco meno del 2% del mercato nazionale italiano. Quello americano ad esempio si attesta intorno al 10% e porta via una fetta molto più importante di mercato alla produzione industriale.
