Wine, export still growing

Anche i primi mesi dell'anno confermano la corsa del vino italiano sui mercati internazionali.

I dati Istat si fermano a gennaio: +10% in quantità e +28% a valore a 350 milioni.

Negli Usa l'Italia mantiene il primato del valore, con il 32% della quota di mercato, tra i Paesi importatori; nel primo trimestre – secondo l'Italian Wine & Food Institute – i volumi sarebbero cresciuti del 5,5% e il valore del 9,6% a 281 milioni di dollari.

L'anno scorso il vino italiano ha stabilito il record storico con un valore all'export di 4,7 miliardi, +6,5%, e un volume di 21,2 milioni di ettolitri, -8,8%, ma con una crescita del valore medio del 16,7 per cento. Il che vuol dire che nel 2012 abbiamo venduto di meno, ma a prezzi più sostenuti. La volata è stata tirata soprattutto dagli spumanti (+13,8% in valore) mentre cali si sono avuti nello sfuso. Sulle destinazioni il Nord America ha assorbito oltre un quarto dell'export, ma segni di vivacità sono arrivati da Singapore, +13,2%, Cina, +15%, Corea del Sud, +28,8%, Giappone, +27,7%, e Hong Kong, +13 per cento.

Sul mercato domestico continua invece il calo della domanda generata sia dal calo dei consumi che dalla crisi economica.

Secondo le rilevazioni Iri, nel primo quadrimestre dell'anno le vendite del vino confezionato nella grande distribuzione hanno registrato una crescita a valore di quasi il 2% a fronte però di uno scivolone dell'8% a volume. Insomma i produttori hanno salvato i conti grazie a un ritocco medio del listino del 10,7%.

«La scarsità dell'ultima vendemmia – osserva Giancarlo Gramatica, consulente di Iri – ha favorito un consistente ritocco dei prezzi che si sono scaricati, in particolare, sui prodotti a basso valore, come quelli in brik (+21%) e nella plastica (+18%)». In crescita inoltre l'effetto clessidra che penalizza i prodotti di fascia intermedia.