Il comparto dei white spirit sembra tenere nel canale horeca, almeno secondo i dati Nielsen riferiti al 2012.
Nielsen rileva una certa stabilità dei white spirit (-1,2% totale vendite on trade, a.t. novembre 2012), che arriva a sfiorare i 12 milioni di litri venduti, con un peso a volume sul “mondo alcolici” pari al 10,6%.
Quello dei white spirit è un comparto che più di altri subisce l’effetto delle mode; così se fino a qualche tempo fa era il rum a mettere a segno le performance migliori, oggi sono le vodke dry a mostrare i segnali più incoraggianti (+0,7% on trade) con i bar serali e diurni a spartirsi il 66,8% delle vendite. Buone anche le performance di gin e Tequila (rispettivamente +0,4% e +1,1% nei bar serali, -0,2% e +2,2% nei bar diurni).
Tuttavia, le nuove e ormai radicate abitudini di consumo potrebbero ostacolare la vera ripresa a partire dal 2014
La crisi ha portato ripercussioni importanti nelle abitudini di consumo degli italiani.
Il calo dei consumi di alcolici è legato non solo a un minor consumo medio, ma anche a una frequenza che si fa più occasionale. Ma non mancano i segnali positivi: oltre il 15 delle brand cresce con tassi superiori al 5%.
La quota di italiani che dichiara di consumare alcolici per accompagnare il cibo è pari al 71%; il 57% lo fa per il sapore e solo il 20% per socializzare (Fonte: Nielsen Consumer Survey 2011).
Così non deve stupire il peso dei ristoranti per quanto rigurada i white spirit. Il canale privilegiato di gin, rum e Tequila rimane comunque il bar e in particolare i locali che sviluppano la maggior parte del loro fatturato dopo le 18, con l’aperitivo, occasione di consumo privilegiata per i white spirit, protagonisti assoluti dei miscelati.