Rapporto rilasciato da Ismea ad aprile 2016 relativo ai dati 2015 dell'export del vino italiano a livello regionale.

Il Veneto resta la regione di traino per l'export nazionale, con un 32% in volume e un 34% in valore. Al secondo posto, con notevole distacco, troviamo il Piemonte (16% in volume, 18% in valore). La Toscana si pone al 17% per quanto riguarda il valore, ma resta appena all'8% per quanto riguarda il volume.
Secondo il rapporto rilasciato da Ismea il 7 aprile 2016, i dati 2015 dell'export del vino italiano a livello regionale confermano una lieve riduzione dei volumi esportati, contrapposta ad un nuovo record di incassi, con un +5,4% rispetto al 2014 per un totale di 5,4 miliardi di euro.
Questa contrapposizione, che evidenzia un trend in atto ormai da qualche anno, è dovuta alle difficoltà del segmento del vino sfuso.

Il Trentino Alto Adige si difende con valori quasi alla pari (10% in volume, 9% in valore), mentre l'Emilia Romagna svetta al 17% per quanto riguarda i volumi ma non supera il 5% in valore. A parte la Lombardia, al 5% per entrambi gli indicatori, le altre regioni incidono mediamente del 2% sull'export italiano.

Può apparire strano che in questa prima sintesi non compaiano tra i primi posti regioni come Puglia e Sicilia, che pur mantengono un importante peso produttivo. Ciò è dovuto principalmente al fatto che nelle principali regioni esportatrici, concentrate prevalentemente nel Nord Italia, sono presenti numerosi gruppi industriali che esportano anche vino prodotto in altre regioni.

Regioni come Trentino Alto Adige e Piemonte dimostrano infatti una propensione all'export rispettivamente del 173% e del 141%, intesa come rapporto tra quantità esportata e quantità prodotta. A seguire, Veneto (72%) e Lombardia (68%).

Va considerato che nel corso degli ultimi cinque anni, l'Italia ha mantenuto propensione media all'export del 48%, arrivando in alcuni momenti a superare anche il 50%.

Andando maggiormente in dettaglio, il Veneto ha esportato il 4% in più in volume, in controtendenza con la dinamica nazionale, ottenendo un +10% sull'incasso del 2014. Merito anche delle bollicine, che trainate dal Prosecco hanno superato del 30% le esportazioni dell'anno precedente. Per contro, il risultati finale è stato penalizzato dal -15% registrato dall'export dei vini sfusi.

È importante sottolineare che la quota di spumanti nel paniere delle esportazioni delle aziende venete è pari al 25% a volume, contro il 20% dello scorso anno. Il fenomeno appare ancor più in tutta la sua importanza se il confronto si fa con il 2010, quando il peso degli spumanti era appena del 9%.

Il Piemonte ha accusato una flessione sia in volume che in valore scontando sicuramente la non favorevole congiuntura dell’Asti. In lieve flessione anche l’export di confezionati (-5%). Di tutto rispetto il risultato della Toscana: +8% a volume e +19% a valore, mentre il Trentino Alto Adige, pur restando su terreno positivo, non va oltre il +1% a volume e +2% a valore.

Decisamente negativa la performance dell’Emilia Romagna che nel -13% a volume risente, forse più di ogni altra regione, della fisiologica flessione della domanda estera di vino sfuso. Da sottolineare che questo segmento rappresenta il 73% del totale esportato dalla regione.

Per quanto riguarda invece la graduatoria regionale delle importazioni, il Piemonte guida la classifica del volume, mentre alla Lombardia spetta il primato del valore.

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