vino benefico

L’abuso di sostanze alcoliche è sicuramente un grave problema medico e sociale. E il bel bicchiere di vino durante il pasto? Un’opinione diffusa è che un consumo moderato, “soprattutto di vino rosso”, possa essere oltre che un momento di gioia e condivisione tra i commensali, anche benefico per la salute. Ammesso che esista davvero, il cosiddetto “paradosso francese” consiste nell’osservazione che le malattie cardiovascolari sono relativamente poco diffuse in Francia nonostante una cucina ricca di grassi saturi (burro e creme varie). Questo fenomeno è attribuito anche all’azione protettiva del vino rosso.
Ci sono davvero prove di questi effetti positivi? Che un po’ di alcol possa “fare bene” è una credenza diffusa. L’alcool è un alimento molto energetico: un litro di vino a settimana di gradazione media (12%) significa circa 100 grammi (700 kcal) di alcool etilico a settimana. Quest’apporto calorico, se aggiunto semplicemente ai normali pasti, si traduce in 5 kg di peso corporeo in più l’anno. Sostituire le calorie introdotte con il vino eliminando altri alimenti di maggior valore nutritivo è una pessima idea.
Il presunto effetto benefico del consumo moderato di vino sarebbe legato soprattutto alla presenza del resveratrolo, una sostanza naturale antiossidante. Innanzitutto, nel vino ce n’è poco: tanto varrebbe allora prenderlo da integratori e da altri cibi. Le arachidi, ad esempio, ne sono ricche. Ma soprattutto: a un’analisi attenta, non è che ci siano tutte queste prove di “effetti benefici” del resveratrolo. Antitumorale? Ammazza qualche cellula cancerogena in vitro (ma questa è caratteristica anche di buona parte delle sostanze chimiche…) ma su topi e soprattutto sugli uomini ci sono evidenze addirittura contrastanti. Effetti cardioprotettivi? Lo scienziato che ha riportato i risultati più eclatanti e ha contribuito a diffondere più di altri la storia del “paradosso francese” è il defunto Dipak Kumar Das, famoso più che altro per aver falsificato (e costretto a ritrattare) innumerevoli studi scientifici proprio sul resveratrolo. Influenza sull’espressione di alcuni geni e quindi possibile uso per ritardare l’invecchiamento? L’ipotesi era stata avanzata da Leonard Guarente. Tuttavia, i suoi risultati sono stati almeno esagerati.
Insomma, tanti studi, qualche indizio preliminare in vitro ma nulla di davvero convincente in vivo. Non è che alla fin fine l’equazione “qualche sigaretta”=”qualche bicchiere di vino” non sia poi così campata in aria? Alla fine, tra i tanti dubbi, possiamo considerare il vino come un alimento, il cui consumo eccessivo causa sicuramente problemi seri. 

(via IlFattoQuotidiano)