Protocollo dei vini naturali è la nuova carta d’intenti sul vino naturale, sottoscritta qualche giorno fa da 40 vignaioli italiani; segnala una tendenza: il mercato dei vini prodotti da agricoltura biologica o biodinamica cresce.
I vini naturali, lavorati in purezza, tollerano solo minime percentuali di zolfo e di rame. Nessuna pratica invasiva e nessun additivo, nemmeno quelli ammessi dalla legge per il vino convenzionale. Oppure quelli che non è d’obbligo dichiarare, come aromi e tannini. Il risultato di un buon vino prodotto secondo natura dipende solo dalla provenienza delle uve, dalla variabilità dell’annata, dalle competenze agronomiche ed enologiche di chi lo produce. Altrimenti è ancora un frutto della terra?
L’Italia guida la classifica mondiale dei vini bio
L’Italia è in vetta alle classifiche mondiali per la produzione di vino bio, al secondo posto per superficie vitata in Europa dopo la Spagna. Sono in aumento i vigneti biologici, mentre diminuisce la superficie di quelli convenzionali: l’area bio sfiora l’11% di quella totale. Le cantine certificate sono 1.300: vinificano in tutto 4,5 milioni di ettolitri, secondo il Regolamento europeo 203/2012. In Sicilia è bio 1 ettaro su 4. Seguono poi Puglia e Toscana. Interessante anche la Calabria, dove territorio, clima e ricchezza ampelografica (300 cloni catalogati tra i vigneti autoctoni) preannunciano un forte sviluppo enologico.
Le regole del protocollo
Queste le regole sancite nella carta, ispirate a quelle della più antica confederazione francese, l’Association des Vin Naturel. Il vino naturale è : “ottenuto da uve da agricoltura biologica o biodinamica anche autocertificata, raccolte manualmente (il produttore, sottoscrivendo questa Carta, accetta analisi per la ricerca di eventuali residui di fitofarmaci e livello di solforosa); unicamente da fermentazioni spontanee (senza lieviti o batteri aggiunti); con un contenuto in solforosa totale all’imbottigliamento di max 40 mg/l per tutti i vini, indipendentemente dal tenore di zuccheri residui; senza l’aggiunta di alcun additivo o coadiuvante enologico in vinificazione, maturazione e affinamento; senza trattamenti fisici brutali e invasivi (osmosi inversa, filtrazione tangenziale, pastorizzazione, criovinificazione o termovinificazione, filtrazione sterilizzante,ecc.)”.
