Il vino è in difficoltà sui principali mercati di sbocco, Russia a parte. Ma il trend non riguarda tutto il vino: quello italiano, infatti, sembra immune da difficoltà.
E’quanto emerge da una ricerca di Wine Monitor di Nomisma che anticipa i dati Istat.
Gli Stati Uniti, per esempio, sono al primo posto delle importazioni di vino, con oltre 3,9 miliardi di euro in valore e 10,9 milioni di ettolitri in quantità. Ma se il valore è cresciuto ancora, sebbene di un misure 0,3% rispetto al 2012, la quantità è caduta del 6%. Verso questo Paese, però, l'Italia ha incrementato le esportazioni del 5,5%. Una crescita che diventa del 9% prendendo in esame i soli spumanti.
Il Canada è la seconda nella speciale classifica di importazioni di vino, e ha perso l'1,1% a valore e l'1% in quantità nel corso dell'ultimo anno rispetto ai dodici mesi precedenti. Ma anche in questo caso la performance tricolore è stata in controtendenza: soprattutto per quanto riguarda le bollicine l'incremento ò stato del 3% in valore e tre volte tanto (+9%) in quantità.
Per quanto riguarda la Cina, l'Italia ha incrementato il proprio export di oltre l'11% nel segmento dei vini imbottigliati, dove la Repubblica popolare detiene una quota prossima al 50%. Mentre, per quanto riguarda gli spumanti, la crescita dei prodotti made in Italy è stata addirittura dell'86% in valore. Un successo reso ancora più "dolce" dalla contemporanea difficoltà di uno storico rivale come la Francia: -12,5% nel valore dell'esportazione in Cina di vini imbottigliati e spumanti.
La Russia è, a livello di principali mercati di sbocco, l'unica nota decisamente positiva, avendo fatto registrare nel 2013 una crescita vicina al 12% in valore e dell'1,6 in quantità. L'Italia ha messo a segno un +20% sia in valore che in quantità, con un picco del 49% per quanto riguarda gli spumanti: l'Italia vanta così una quota del 63% per quanto riguarda l'import russo di bollicine, mentre la Francia è al 27%.
